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Per essere il numero uno devi allenarti come se tu fossi il numero due 1

Per essere il numero uno devi allenarti come se tu fossi il numero due

Nell’articolo di oggi  parliamo di allenamenti & di motivazione e per farlo abbiamo deciso di ripescare una celebre frase di una leggenda dello sport USA, Maurice Greene.

Maurice Greene

Maurice Greene non gareggiava in piscina. Correva sul tartan rosso delle piste d’atletica e nei primi anni 2000 era uno degli uomini più veloci del mondo. Il velocista statunitense è stato campione olimpico dei 100 metri piani a Sydney 2000, ha vinto 5 medaglie d’oro ai campionati del mondo e con il crono di 9’79 è stato il detentore del world record nei 100 piani per quasi 6 anni.

Oltre alle sue incredibili prestazioni sportive, è entrato nella leggenda anche per una citazione che racchiude in poche parole il senso ultimo dello sport agonistico “per essere il numero 1 devi allenarti come se tu fossi il numero 2”, sarà questo il tema della puntata di oggi.

Per riprendere l’appuntamento del venerdì di nuoto dunque sono siamo partiti da molto lontano. Siamo tornati indietro di quasi vent’anni per recuperare una storica citazione di Maurice Greene . Nel frattempo, i punti di riferimento dello sport mondiale sono cambiati, è cambiato il nuoto, sono cambiati i costumi… ma ci sono alcune cose che sono rimaste invariate sin dagli albori dello sport: l’agonismo, i valori sportivi e le motivazioni che ti spingono per cercare di dare continuamente il meglio.

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“Per essere il numero uno devi allenarti come se tu fossi il numero due”

Cosa vuol dire questa frase?

Per prima cosa vuol dire che per essere il migliore, per essere l’uomo da battere, devi allenarti come se fossi uno dei tuoi avversari. Per dirla alla Michael Phelps: “Se vuoi essere il migliore devi fare quelle cose che gli altri non vogliono fare.”. Devi essere l’ultimo che se ne va da allenamento, devi essere quello che macina più km, devi essere quello che è più attento a ogni singolo dettaglio.

Ma non solo.

Allenarti come se tu fossi il numero 2 significa anche avere scolpito dentro il cuore una grande motivazione che ti spinga nel tentativo di migliorarti ancora e ancora. Per essere il migliore devi battere te stesso ogni volta. E questo significa che dopo ogni vittoria occorre trovare nuove motivazioni che ci spingano ad andare avanti: nuovi limiti da battere che ci diano la carica per continuare ad essere i numeri 1.

Citando Michael Phelps: “Diventare un campione è la parte più facile, quella più difficile è non arrendersi. (…) Ero sempre affamato di vittorie, ne volevo sempre di più. Volevo spingermi fino al mio limite, vedere dove potevo arrivare.”

E voi dove potete arrivare? Quali sono i vostri obiettivi? Quali sono le vostre sfide?

Ok, so a cosa state pensando. Che tutto quello che ho detto vale per i campioni, vale per chi ha almeno una volta ha vinto qualcosa…

Il più grande avversario sei tu

Per essere il numero 1 devi allenarti come se tu fossi il numero 2, ma se io non sono il numero 1? Beh, provate a leggere in maniera meno letterale la citazione. Se per essere il numero 1 devi allenarti come se tu fossi il numero 2 significa anche che devi continuare ad allenarti per essere in grado di battere te stesso.

Ecco, questo è fondamentale. Il più grande avversario lo vedi ogni giorno davanti allo specchio.

Bisogna sempre allenarsi e bisogna sempre essere super-motivati per essere in grado di superarci.

Questo è forse uno degli insegnamenti più importanti che il nuoto, così come l’atletica e la maggior parte degli sport ti possono dare: per raggiungere un risultato occorre tantissimo allenamento e grandi motivazioni. Allenamento che può essere sinonimo di studio quando il risultato da raggiungere è un bel voto a scuola o il superamento di un esame all’università, allenamento che può essere sinonimo di lavoro quando si tratta di un progetto che stai portando avanti per la tua azienda.

L’importanza dell’allenamento

Lo sport questo te lo insegna bene. Ti insegna che sono necessari mesi e mesi di allenamento, km e km macinati per una gara che dura una manciata di secondi. Possono essere i 49″82 centesimi di Phelps nei 100 farfalla o i 9’79 centesimi di Grin nei 100 piani. Tanto è: bisogna allenarsi tantissimo per pochi secondi di grande spettacolo.

Così è nel nuoto. Così è nell’atletica e così è nella vita di tutti i giorni.

Perché per raggiungere i propri traguardi, per vincere – o per non perdere – bisogna sempre allenarsi.

Come dice spesso Federica Pellegrini: Io sono nata competitiva. Non è che io voglia proprio vincere, è che non voglio perdere, perché non mi piace per niente.


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